Legge di Bilancio 2020 - Decreto fiscale 124_19

            A seguito di un’attenta valutazione della Legge di Bilancio 2020, e del relativo Decreto fiscale collegato n. 124/2019, si può concludere sostenendo che detta manovra avrà un impatto in chiaroscuro nei confronti dei professionisti, lavoratori autonomi e partite iva in generale. Sicuramente positivi saranno l’anticipazione di un anno della previsione di integrale deducibilità IMU sugli immobili strumentali e, riguardo al regime fiscale, la conferma dell’attuale regime forfettario per il limite di 65.000 euro di ricavi e/o compensi, essendosene paventata la riduzione ai vecchi parametri. Si deve accogliere con favore la norma che prevede il credito di imposta per i beni strumentali al posto del super ammortamento anche per i contribuenti in regime forfettario, quindi anche professionisti, che così possano usufruire di questa agevolazione.

Infine, è previsto uno sgravio contributivo per l’assunzione degli apprendisti di primo livello per tutti i lavoratori autonomi, compresi i professionisti, che potrebbe incentivare la produttività dei titolari di partite iva.

Diversamente va considerato che il Governo ha assunto anche alcune posizioni poco condivisibili nei confronti delle partite IVA, non solo a causa della stretta sulle compensazioni, ma anche con l’abrogazione di iper e super ammortamento, con alcuni dei nuovi requisiti del regime forfettario e la mancata proroga della cedolare secca per i locali commerciali.

Prima tra tutte, la stretta sulle compensazioni, che da sola vale circa 5 miliardi di euro e complica la vita di migliaia di contribuenti, che non potranno usare in compensazione i propri crediti d’imposta per la maggior parte del 2020. Anche l’abrogazione del super e dell’iper ammortamento si traduce in un disincentivo a investire in beni strumentali, rallentando la modernizzazione del sistema produttivo. Com’è noto, l’introduzione di nuovi requisiti per rimanere/entrare nel regime forfettario 2020 potrebbe significare l’esclusione di oltre 10.000 partite IVA dall’applicazione della tassa piatta. Brutte notizie, infine, per chi deve pagare l’affitto: la cedolare secca al 21%per i locali commerciali non è stata prorogata dalla Legge di Bilancio per il 2020. Insomma, per le partite IVA si prospetta comunque un anno difficile.

Come dicevamo, la misura più significativa, che da sola vale quasi 5 miliardi di entrate per il Governo, è appunto la stretta sulle compensazioni. Con la novità introdotta dal Decreto 124/2019, dal 29 dicembre 2019 l’obbligo di compensazione con modello F24 telematico è stato esteso ai sostituti d’imposta, e anche per il recupero di somme come il  bonus Renzi ed i rimborsi del 730. Le principali novità introdotte sono contenute nell’articolo 3, “Contrasto alle indebite compensazioni”, e riguardano due aspetti:

  • anche per le compensazioni IRPEF, IRES ed IRAP di importo superiore a 5.000 euro sarà necessaria la preventiva presentazione della dichiarazione dei redditi (con il relativo visto di conformità);
  • il modello F24 per le compensazioni dovrà essere inviato in modalità telematica anche dai sostituti d’imposta e dai non titolari di partita IVA.

I nuovi adempimenti sono diventati operativi 60 giorni dopo l’entrata in vigore del Decreto Fiscale, così come previsto dallo Statuto del Contribuente. Così come già previsto per l’uso in compensazione dei crediti IVA, anche per quelli relativi alle imposte sui redditi e relative addizionali (IRPEF, IRES e IRAP) di importo superiore a 5.000 euro sarà necessario:

  • presentare la dichiarazione di riferimento (con visto di conformità);
  • attendere 10 giorni dalla data di presentazione della dichiarazione.

Nella sostanza l’effetto della nuova stretta alle compensazioni fiscali sarà che i crediti maturati da imprese e professionisti saranno di fatto congelati per più di metà dell’anno. La stretta sulle compensazioni, partita come misura per la lotta all’evasione fiscale, si è trasformata in un prestito forzoso alle partite IVA, che dovranno aspettare mesi prima di poter utilizzare in compensazione somme spettanti di diritto.

Un’ altra misura che peserà sulle tasche dei contribuenti è l’abrogazione del super e dell’iper ammortamento. Per il Governo si prevede un’entrata di circa 400 milioni di euro nel 2020, ma in realtà la trasformazione delle due agevolazioni in credito d’imposta potrebbe disincentivare gli investimenti in beni strumentali. Per l’iper ammortamento il credito d’imposta sarà del 40%, mentre per il super ammortamento sarà del 6%. La conseguenza è che il processo di modernizzazione del sistema produttivo italiano potrebbe subire una battuta d’arresto, e rimanere indietro rispetto alla competizione internazionale. Durante il Forum Commercialisti 2020 organizzato da ItaliaOggi, si è evidenziato come dietro la trasformazione di iper e super ammortamento si nasconde una doppia tassa. Questo perché prima con il super e l’iper ammortamento si pagavano sia meno tasse che meno contributi previdenziali, mentre ora, essendo un credito fisso in percentuale sulla spesa sostenuta, lo sconto può ridurre solo l’imposizione diretta.

Partite IVA e le novità sul regime forfettario 2020 A mettere ulteriormente alla prova le partite IVA sono i nuovi requisiti richiesti per rimanere/entrare nel regime forfettario 2020. È vero che si è confermato il limite dei 65.000 euro di ricavi e/o compensi, ma oltre ad aver abolito la flat tax al 20% per ricavi e compensi da 65.000 fino a 100.000 euro, la manovra ha individuato due nuovi requisiti per la tassa piatta al 15% fino a 65.000 euro:

  • limiti di spesa di 20.000 euro per il personale dipendente e per i collaboratori;
  • limite di 30.000 per reddito da lavoro dipendente o da pensione.

È in particolare quest’ultimo requisito ad allarmare oltre 10.000 titolari di partita IVA ammessi al regime forfettario nel 2019, senza particolari vincoli nel caso di contemporanea titolarità anche di redditi da lavoro da dipendente o assimilato. Con le nuove regole introdotte dalla manovra finanziaria 2020, però, dovranno rinunciare al lavoro autonomo, o pagare una maggiore tassazione. Sull’entrata in vigore dei limiti per il regime forfettario per i dipendenti sono attese novità dal Ministero dell’Economia nei prossimi giorni. Anche se la manovra ha lasciato la fatturazione elettronica facoltativa (seppur premiata), dal 1° gennaio 2020 c’è un nuovo adempimento a cui tutti gli esercenti dovranno far fronte, anche minimi e forfettari: l’obbligo dello scontrino elettronico.

     Fabrizio Giuliano
           Avvocato

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